Archivio per la categoria ‘Tecnologia’

Nell’articolo in cui vi abbiamo parlato del MacBook Pro, abbiamo accennato alla presenza della tecnologia Thunderbolt. Apple, infatti, sarà uno dei primi produttori a livello mondiale ad implementare la nuova soluzione del chipmaker californiano nei MacBook Pro 13, 15 e 17 di ultima generazione. Con questo articolo vogliamo scoprire qualche dettaglio in più. Thunderbolt nasce da un progetto di Intel e prevede la possibilità di trasmettere dati e segnale audio/video sfruttando un unico cavo che provvederà anche a ricaricare i dispositivi.

Intel Thunderbolt

Le prestazioni che tale tecnologia sarebbe in grado di raggiungere sono davvero allettanti. Si parla di connessioni bidirezionali ad alta velocità da 10 Gbps. Dunque, il punto chiave della nuova tecnologia messa a punto da Intel consiste proprio nella possibilità di trasportare, attraverso un unico cavo i dati ed il segnale derivante da display in alta definizione. In tale prospettiva, è possibile trasferire un film HD in circa 30 secondi. Questo risultato la dice lunga sul grado di versatilità offerto da Thunderbolt la cui versione base è nota ai più con il nome Light Peak.

Intel Thunderbolt

Il più rapido trasferimento di contenuti multimediali rende l’uso di un device una operazione meno stressante. Thunderbolt combina le tecnologie DisplayPort e PCI Express per ottenere anche la gestione di risoluzioni maggiori alla FullHD (1.920 x 1.080 pixel) e la gestione multi-device. In tal modo, con un singolo connettore, sarà possibile collegare diversi dispositivi contemporaneamente a cascata, annullando di fatto gli inutili cavi sparsi sulla scrivania e sul pavimento.

Intel Thunderbolt

Di tale tecnologia beneficeranno soprattutto i professionisti del settore audio/video che avranno la possibilità di utilizzare diversi device al fine di ottenere il risultato desiderato. Ma Thunderbolt non termina qui i suoi orizzonti d’uso. Un’altra applicazione senza dubbio interessante potrebbe essere quella delle copie di backup del sistema, adesso realizzabili in tempi davvero ridotti. Attualmente, i dispositivi in grado di sfruttare le prestazioni offerte dalla nuova tecnologia Intel sono davvero pochi ma è lecito attendersi che, nel corso dei prossimi mesi, gli scaffali si popoleranno di nuovi prodotti compatibili con Thunderbolt.

 

fonte:http://notebookitalia.it

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Tra i filmati futuribili che inneggiano all’ecologia non è raro scorgere mezzi di trasporto che non inquinano, in particolare che funzionano a elettricità o acqua.

Il mito dell’auto ad acqua è ricorrente con una frequenza di due o tre volte l’anno e invariabilmente si dimostra come tale, cioé ben poco reale.

In verità potrebbe essere sì reale ma non realizzabile, almeno secondo i normali criteri di valutazione di qualsiasi azienda, ovvero costi- benefici non solo finanziari ma anche ecologici.

L’auto ad acqua recentemente presentata da Ivan Jakobovic in una trasmissione televisiva croata sfutta il gas idrogeno estratto dall’acqua e quindi convogliato in un motore a scoppio: al posto della benzina e dei gas di scarico, il motore usa l’idrogeno ed emette vapore acqueo.

Tuttavia occorre ricordare che, fatti i conti, l’elettricità necessaria e estrarre l’idrogeno potrebbe essere più inquinante di un motore a scoppio tradizionale equivalente; inoltre l’idrogeno è un gas estremamente pericoloso, basti ricordare l’esplosione del dirigibile tedesco Hindenburg il cui rogo segnò la tragica fine delle aeronavi.

Per produrre l’idrogeno, Ivan Jakobovic cita un fantomatico procedimento chiamato “idrolisi di Tesla” e qui la storia si fa interessante. Nikola Tesla, di nazionalità serbo-croata, è entrato nel mito per alcune incredibili scoperte, tra cui il motore a induzione e l’impiego della corrente alternata. La genialità di Tesla è riconosciuta da aziende modernissime che tutt’oggi sperimentano le sue scoperte, come Toyota e la “batteria di Tesla“, un sistema a celle di combustibile basate su idrogeno, sicuro e ad alta efficienza.

Se davvero il novello inventore Ivan Jakobovic sfrutta questa scoperta, probabilmente il suo sistema risulterà molto efficiente ma pur sempre pericoloso, in quanto basato sull’esplosione del gas idrogeno.

In ogni caso, al momento si possono solo effettuare congetture, in quanto si sa ben poco della tecnologia effettivamente usata per l’auto ad acqua minerale

fonte: virgilio.it



Samsung Galaxy S2 è il nuovo smartphone con sistema operativo Android che tutti attendono per il 13 febbraio 2011 prossimo quando a Barcellona sarà ufficialmente svelato alla stampa. Noi ci saremo e scopriremo subito se le ultime indiscrezioni sono affidabili o solo fuffa. Sembra infatti che il nuovo Galaxy S2 possa montare uno schermo Super AMOLED Plus con una diagonale da 4.5 pollici, una dimensione gigantesca che però in casa è già stata azzardata con un modello in programma per gli USA. Diamo un’occhiata alle ultime voci che riguardano il nuovo cellulare intelligente dei sudcoreani.Samsung Galaxy S2 monterà sistema operativo Android 2.3 Gingerbread e uno schermo forse grande quanto quello di Samsung Infuse 4G ossia con diagonale da 4.5 pollici e di natura Super AMOLED Plus per una visibilità massima e confortevole anche con forte luce solare contro.
 
Sarà ufficializzato al MWC 2011 di Barcellona, più precisamente il 13 febbraio, Samsung Galaxy S2 che dovrebbe includere anche un processore dual-core, GPS, Wi-Fi, Bluetooth, fotocamera da 8 megapixel con videorecording Full HD e accesso al Market.

Facebook ha concluso l’accordo con l’American Farm Bureau Federation per l’acquisto del dominio fb.com, abbreviazione sempre più spesso usata per riferirsi al noto Social Network.


E’ costato 8,6 milioni di dollari a Mark Zuckerberg il dominio fb.com, un traguardo importante per il social network più famoso del pianeta, non fosse altro perchè ormai lo chiamano tutti così, forse sulla scia delle abbreviazioni che proprio la tecnologia in certi casi ci ha abituati ad usare.

L’url www.fb.com è già attivo e rimanda automaticamente all’home page di Facebook.

Si aprono nuove strade per il social network: una è la naturale conseguenza che sfocerà nel servizio di abbreviazione degli url; un’altra riguarda la semplicità di digitazione anche in movimento da dispositivi come i cellulari, per chi non avesse ancora applicazioni apposite; l’ultima e più importante, potrebbe riguardare efficacemente quel servizio di comunicazione unificata che rappresenta il miraggio di Facebook, un calderone mediatico in cui far convogliare tutti i contatti delle persone, dai social network ai numeri di telefono, dalle mail agli indirizzi di qualsivoglia genere.

Sarà poi davvero un bene oppure quest’ultimo proposito potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio?!?

Apple a Luglio assieme al nuovo iPhone 4 ha lanciato anche FaceTime, un nuovo metodo di videochiamata per iOS e MacOS X. Come riportato dal sito Neowin, sembra che anche Microsoft stia sviluppando una tecnologia simile, per permettere telefonate Voip su dispositivi con Windows Phone 7.

L’azienda di Bill Gates potrebbe implementare questa funzione sia nativamente sul sul sistema operativo, sia permettendone l’utilizzo tramite Windows Live Messenger.

Non siamo sicuri che si tratterà di una funzione in grado di eseguire chiamate video o solo chiamate audio, in ogni caso le chiavi del Registro di sistema “VoIP” e “SIP” sono state trovate all’interno del menù “ControlPanel” del Registro di sistema ed entrambi sembrano essere impostati per essere inattivi, avendo “0″ sotto il valore “Enabled”. Attualmente i ragazzi di Neowin non sono riusciti a modificare tali valori.

Per ora prendiamo la notizia come un semplice rumor. In caso di novità vi informeremo immediatamente.

Cene tra amici, viaggi all’estero, brindisi in piazza: nel weekend di capodanno gli iscritti di Facebook hanno condiviso 750 milioni di fotografie. È una valanga di immagini che in 48 ore sono arrivate sui profili delle persone connesse nella rete sociale. E hanno aperto una finestra quasi in diretta sulle prime ore del 2011. “È un record”, ha scritto in un messaggio online Randi Zuckerberg, direttore marketing di Facebook.

Il successo deriva anche dalla continua semplificazione delle procedure per archiviare le fotografie. Da due mesi gli utenti possono cambiare la sequenza degli album e degli scatti contenuti in ogni cartella in modo intuitivo attraverso la funzione “drag&drop”. Di recente è iniziata la sperimentazione di una tecnologia avanzata: un software per il riconoscimento automatico dei volti all’interno delle immagini. In questo modo, gli iscritti al social network non dovranno più segnalare i nomi delle persone: la procedura verrà automatizzata. Inoltre, l’abitudine di “taggare” gli amici diffonde le foto in modo rapido nel social network. Ma è necessario sempre più spazio per raccogliere i dati riversati dagli utenti, ormai vicini ai seicento milioni di iscritti: Facebook ha appena completato la costruzione di un data center in Oregon per archiviare le informazioni che arrivano in diretta sulla propria piattaforma. E ha in cantiere il progetto di un altro mega contenitore di dati in North Carolina.

Alcune start-up hanno colto l’intuizione di unire gli album fotografici ai social network. E puntano sull’utilizzo in mobilità. Instagr.am, per esempio, è un’applicazione per iPhone: consente di condividere le immagini nella rete di amici. E da poco è arrivato Path, una rete sociale che limita a 50 le connessioni nel proprio gruppo di fotoamatori.

Qualche giorno fa Apple ha registrato presso l’Ufficio Brevetti americano una serie di brevetti riguardanti future tecnologie che potrebbero essere applicate ai prossimi modelli di iPhone, iPod Touch, iPad e MacBook.

In particolare, due brevetti sono molto interessanti: uno riguarda una nuova tecnologia di touchscreen, mentre l’altro è focalizzato su una nuova progettazione delle antenne che potrebbero essere equipaggiate nei futuri dispositivi portatili.

La nuova tecnologia dei touchscreen riguarda l’integrazione di circuiti dei sensori di contatto con gli strati di materiale che compone i vari pixel dello schermo. In parole povere, potremmo avere schermi touch più sottili.

L’altro brevetto mostra il posizionamento dell’antenna del dispositivo portatile dietro al logo Apple, costituito da un materiale dielettrico. In questo modo, l’antenna avrebbe maggiore segnale e si eviterebbe il tanto discusso problema dell’AntennaGate.

GINEVRA – Solar Impulse, l’aereo che nel 2010 ha vinto la scommessa di volare di notte grazie alla sola energia del sole, nel 2011 partira’ alla sfida dei cieli europei.

Ma il velivolo voluto dallo svizzero Bertrand Piccard non mira a trasportare passeggeri, bensi’ un messaggio:”abbiamo dimostrato che con la tecnologia pulita si possono vincere sfide che si credevano impossibili e che questo e’ possibile gia’ adesso”, esultano Piccard e Andre’ Borschberg, l’ingegnere svizzero che ha pilotato l’aereo Solar Impulse.

”L’anno prossimo prevediamo di viaggiare piu’ spesso e piu’ lontano nei cieli europei”, in diverse capitali a bordo dell’attuale prototipo mentre parallelamente – ha spiegato Borschberg – proseguira’ la costruzione del prossimo aereo”, il velivolo dell’ultima sfida del progetto Solar Impulse: realizzare il giro del mondo in cinque tappe, nel 2013. Per i promotori di Solar Impulse, il 2010 e’ stata l’ora di verita’.

”Per quasi otto anni avevamo girato il mondo per promuovere il progetto, ma non avevamo nulla di concreto da proporre, se non un discorso. Dopo il primo volo, tutto e’ cambiato. Avevamo dimostrato la fattibilita’ del nostro progetto”, ha spiegato Piccard in un recente incontro con la stampa internazionale all’aerodromo di Payerne (Svizzera).

E’ qui che la mattina dell’8 luglio 2010, Solar Impulse e’ atterrato dopo aver volato per la prima volta giorno e notte per piu’ di 26 ore a 8mila metri di altitudine grazie alla sola energia del sole. Il volo piu’ lungo e alto della storia dell’aviazione solare. La notizia e le immagini hanno fatto il giro del mondo e 22 milioni di visitatori si sono collegati al sito web per seguire l’avventura. Ai comandi, Andre’ Borschberg.

”E’ stata un’avventura incredibile. L’aereo faceva il ”pieno” mentre volavo”, ha raccontato. Era il secondo grande successo di Solar Impulse, dopo il primo volo di un paio d’ore in aprile, sempre con il prototipo HB-SIA, frutto di una collaborazione che coinvolge un’ottantina di partner, tra cui numerose aziende private, che hanno preso parte ai lavori di concezione, costruzione, sperimentazione e volo. L’aereo, custodito in un apposito hangar, e’ impressionante nelle sue dimensioni: ha l’apertura alare di un Airbus A340 (63,4 m) ed il peso di un’automobile (1.600 kg): la struttura e’ in fibre di carbonio e la superficie delle ali e’ coperta da celle solari sottilissime.

Circa 12.000 cellule fotovoltaiche in grado di alimentare quattro motori elettrici. Sembra un’enorme libellula ed e’ un concentrato di ingegno. Sembra fragilissimo, ma puo’ raggiungere una velocita’ media di 70 km orari. Il nuovo velivolo, quello per il giro del mondo, integrera’ tecnologie che si sono nel frattempo rese disponibili ed offrira’ maggiore spazio al pilota. Piccard e Borschberg si alterneranno. (ANSA). La nuova sfida deve ancora essere vinta ma i due ideatori di Solar Impulse non sembrano avere dubbi.

”Il volo e’ una avventura recente nella storia umana”, ma improvvisamente proprio la storia ha cominciato a correre e la stessa definizione della parola ”impossibile’ e’ cambiata”, secondo Bertrand Piccard, ”caduto nel pentolone” dell’avventura da piccolo, con il nonno Auguste Piccard che su una mongolfiera nel 1932 stabili’ il record del mondo ed il padre Jacques che nel 1960 s’immerse invece nel punto piu’ basso del mondo. Lo stesso Bertrand Piccard e’ gia’ entrato nei libri dei record. Nel 1999 ha effettuato il primo giro della Terra senza scali con un pallone aerostatico. Ed e’ proprio da questa avventura che e’ nata l’ambizione di Solar Impulse.

”Ho toccato con mano la nostra dipendenza dal carburante”. Giorno dopo giorno,”le scorte di propano liquido si esaurivano ed abbiamo rischiato di fallire. Da qui e’ nata l’idea di fare nuovamente il giro del mondo, ma senza carburante”, grazie all’aereo solare. L’obiettivo non sara’ di stabilire un nuovo record, ma di fornire ”una dimostrazione delle possibilita’ offerte dalle energie rinnovabili”, di promuovere lo spirito pionieristico. ”I cambiamenti climatici sono spesso presentanti come un problema e associati a costi, ma nessuno si mobilita’ se si parla solo di problemi e di costi. Noi preferiamo parlare delle soluzioni per ridurre i consumi e la nostra dipendenza dalle energie fossili” e notevoli risparmi sono gia’ possibili, spiegano Piccard e Borschberg.

In un Paese europeo ricorrendo alle nuove tecniche e alle nuove energie nel settore delle abitazioni e dei trasporti privati si puo’ gia’ risparmiare la meta’ dell’energia. ”Per l’altra meta’, i risparmi sono piu’ difficili, ma questo non deve essere un freno. Il messaggio di Solar Impuse e’ semplice: se un aereo puo’ volare di giorno e di notte senza carburante, allora nessuno potra’ dire che queste tecnologie non possono funzionare per auto, computer, il riscaldamento o l’illuminazione” , conclude Piccard.

E così dopo Google Earth, che ci permette di visualizzare in 3D e in alta definizione qualsiasi posto del pianeta, ecco arrivare Google Body, la nuova fantastica invenzione di Google.

Google Body inaugurerà l’introduzione della tecnologia WebGL, che permette la visualizzazione di oggetti con grafica 3D su una tradizionale pagina web, senza il bisogno di plug-in o componenti aggiuntivi.

Google Body permetterà di visualizzare l’intero corpo umano in 3D, permettendo agli utenti di scegliere tra i vari strati del corpo, passando dai vestiti alla pelle e perfino dai muscoli<!– –> …

WI-FI libero dal primo gennaio: dopo anni di battaglie e ripetuti annunci, la Gazzetta Ufficiale mette nero su bianco la svolta, contenuta nel decreto Milleproroghe 1: aboliti quasi tutti gli obblighi che gravavano sugli hotspot wi-fi pubblici dal 2005 per via del decreto Pisanu. Gli esercenti non dovranno più quindi identificare gli utenti, registrarne il traffico. Sopravvive solo, fino al 31 dicembre 2011, un obbligo, esclusivamente per gli internet point: di richiedere licenza al Questore per qualsiasi punto di accesso internet pubblico (wi-fi e non; il tipo di tecnologia non importa). Per “internet point” il decreto intende “gli esercizi pubblici che forniscono l’accesso ad Internet in via principale”. Altri esercenti, cioè quelli che “lo forniscono in via accessoria” non saranno tenuti nemmeno a quest’obbligo: tabula rasa quindi per bar, ristoranti, hotel, tra gli altri. Potranno offrire wi-fi gratis (o altre forme di accesso internet, ma il wireless è il modo più consueto) senza più preoccuparsi di sottostare alle norme del Pisanu. Grande soddisfazione di navigatori, associazioni di categoria e organizzazioni per le libertà online, che in questi anni si erano battuti per il superamento di una normativa che non aveva riscontri nel resto del mondo occidentale. Ora l’attenzione si sposta sulla fase di conversione in legge, prevista entro due mesi. Esponenti della maggioranza hanno già annunciato la sostituzione delle vecchie norme con nuovi obblighi più “leggeri” e meno invasivi.